Fine agosto 1992. Kurt Cobain è un artista oramai finito, i Nirvana derubricati a one hit wonder.
Paradosso: solo otto mesi prima raggiungevano con Nevermind il #1 delle classifiche Billboard, detronizzando il Re del Pop Michael Jackson. Eppure, per i media e le riviste più conservatrici ed aggressive, la drastica sentenza in quella summer ’92 era già stata scritta.
Ospiti al Saturday Night Live dell’11 gennaio 1992, i Nirvana conquistarono anche la middle-class, diventando di fatto la band fenomeno del momento, sfasciando come di consuetudine gli strumenti sulla coda finale di Territorial Pissings. E forse proprio in quel preciso istante che va a sfilacciarsi il sottile equilibrio che teneva insieme la band. Il breve tour australiano che seguì tra fine gennaio e febbraio non fece che gravare sulla tossicodipendenza di Kurt Cobain, che si attestava sui 400$ di eroina a settimana, ma alte ed altre nubi erano all’orizzonte. I rapporti con Krist Novoselic e Dave Grohl continuavano ad essere tesi, la pressione pareva tutta sulle spalle di Kurt Cobain, che tra paranoia da eroina e senso di accerchiamento -fomentato anche da Courtney Love- oramai dubitava di chiunque. Furono due gli eventi che portarono ad uno strappo quasi decisivo con gli altri componenti: il matrimonio con Courtney Love celebrato a Waikiki Beach da un ministro di culto donna, a cui Novoselic e consorte furono (con un certo imbarazzo) gli illustri esclusi; e la rinegoziazione delle royalties della band -fino a quel momento divise in parti uguali-, per le quali Cobain pretendeva tre quarti della posta in palio. Tutto questo mentre Smells Like Teen Spirit si avvicinava al disco di platino.
Quando i primi giorni di luglio, Courtney Love, all’ottavo mese di gravidanza, rilasciava a Lynn Hirschberg di Vanity Fair un’intervista parlando a ruota libera di maternità, eroina e musica, nessuno poteva prevedere le terribili e nefaste conseguenze sulle teste dei coniugi Cobain. Il numero di agosto della rivista mainstream accusava Courtney Love di aver fatto uso di droghe durante la gravidanza, chiedendosi – con un sofisticato moralismo- se la piccola in grembo potesse essere davvero sana. Altre riviste scandalistiche calcarono la mano pesantemente con titoli a effetto: la neonata tossica della coppia di rock-star più in vista del momento era uno scoop che non potevano farsi scappare. Il Dipartimento dei Minori di Los Angeles intanto prendeva appunti, pronto a sferrare l’attacco con sottobraccio l’articolo di una rivista di gossip. Per la cronaca, Frances Bean Cobain nacque il 18 agosto del 1992, ed era sanissima!
La pausa dalle attività live calmò per qualche mese le intemperie interne al gruppo, ma non l’esposizione mediatica che dinanzi ad una coppia “tossica” alla Syd & Nancy gongolava tra effimeri pettegolezzi. La mancata partecipazione (voluta dalla band e dal management che avevano già programmato uno sfortunato tour europeo) al festival itinerante Lollapalooza si rivelò essere un’arma a doppio taglio: se da un lato evitava di mostrare le vulnerabilità dei Nirvana in un momento delicato della loro carriera, dall’altro i media furono abili e rapidi ad investire i Pearl Jam (che al Lollapalooza scatenarono parte della loro epica) del ruolo di nuovi “Nirvana”.

Sotto i plumbei cieli inglesi dal 28 al 30 agosto andò in scena una delle più emozionanti edizioni dello storico Festival di Reading. Il primo giorno di stampo albionico vedeva districarsi sul palco una giovane Polly Jean Harvey (in odore di Dry), i redivivi PIL e soprattutto gli amati Charlatans e Wonder Stuff. Il secondo giorno furono i Public Enemy gli headliner, mentre un forte acquazzone innaffiò il giovane pubblico inglese che si ritrovò coperto di fango e melma. Ride, i riottosi Manic Street Preachers (con Richey Edwards ancora in sella), ma anche dei giovani Smashing Pumpkins, i Buffalo Tom e la Rollins Band andavano a completare un palinsesto misto, ma rivelatore della forza espressiva dei Nineties. L’ultimo giorno, il 30 agosto, incerti fino all’ultimo della loro presenza sul palco, toccò ai Nirvana chiudere in grande stile il Festival di Reading. Tra battaglie con il fango e feedback incontrollati, il grunge fu protagonista indiscusso della giornata -fatta eccezione per la performance di Nick Cave e i suoi Bad Seeds- con Mudhoney, L7, Screaming Trees e Melvins, ma anche con band dalla forte spinta indipendente come i Teenage Fanclub e i Pavement, freschi del loro exploit Slanted and Enchanted.
Nonostante la scalmanata adrenalina grunge, nel backstage di Reading non tirava una bella aria: quello dei Nirvana era ovviamente offlimits e per pochi intimi. Tra le testimonianze più credibili c’è certamente quella di Everett True, giornalista del Melody Maker, amico personale dei coniugi Cobain, nonché figura decisiva per l’esportazione del grunge in Inghilterra. Fu lui a spingere la sedia a rotelle su cui sedeva un Kurt Cobain ingobbito, con un camice bianco ospedaliero ed una vistosa parrucca bionda: il concerto dei Nirvana inizia più o meno da qui. La divertente gag era venuta in mente a Cobain stesso, ironizzando sulle sue precarie condizioni di salute che lo volevano ricoverato in qualche rehab, alle prese con i programmi di disintossicazione dall’eroina. Arrivato dinanzi al microfono, Cobain si alzò lentamente dalla sedia intonando un pochi versi ululati prima di collassare a terra sotto le urla deliranti di un pubblico divertito. Il resto è quasi leggenda.
Con una setlist monopolizzata da Nevermind, i Nirvana si scrollarono di dosso tutte le critiche e le malelingue, mettendo la musica al primo posto, fregandosene di tutto il resto, pensando solo a suonare e a divertisti come in qualunque concerto punk. L’avvio temerario con Breed (suonata con ancora la parrucca addosso), Drain You e Aneurysm è solo il warm-up, i Nirvana crescono brano dopo brano e da In Bloom in poi è un’apoteosi che viaggia leggera e potente. Krist Novoselic con i capelli al vento ed una giacca in pelle suona spensierato e divertito, mentre l’instancabile Dave Grohl percuote con impeto rullante e piatti; la scenografia è completata dal ballerino Tony con la faccia impiastricciata di bianco e nero che ondeggia al centro del palco. Lassù, regna una strana armonia, non sembra di essere dinanzi ad una band ferita dalle lotte intestine. Anche il pubblico di Reading percepisce la stessa empatia, intonando in coro la prima strofa di Lithium o scatenandosi durante Come as you Are. Pure Teen Spirit suona leggiadra, con l’ironico intro di More Than Feeling a cui sembra fare il verso. C’è il tempo anche per qualche inedito, come Dumb, tourette’s in una versione incendiaria e soprattutto All Apologies, per la quale Cobain coinvolge il pubblico che a suo comando dedicata un caloroso “Courtney, I love you“. Finale pirotecnico con qualche cover: su tutte The Money Will Roll Right In dei Fang (coverizzata anche dai Mudhoney) e D-7 dei Wipers (da poco registrata per la compilation tributo a Greg Sage); mentre con Territorial Pissings avviene la consueta distruzione degli strumenti, con in coda una Star-Spangled Banner di stampo hendrixiano come climax di qualsiasi grande rock-show.
Reading fu la migliore performance live della band di quell’anno, a dimostrazione che Kurt Cobain non era finito e che i Nirvana non erano assolutamente una one hit wonder. Anzi, conferma semmai che liberi da pressioni (come lo erano prima del successo di Nevermind) erano capaci di grandi, intensi e divertenti concerti. Felice per la nascita della figlia Frances Bean ed arrabbiato per le battaglie che lui e Courtney Love avrebbero dovuto combattere per mantenerne la custodia, Kurt Cobain tira fuori nei momenti più bui (dentro e fuori la band) il suo talento cristallino. Accadrà in maniera del tutto simile un anno dopo ai Sony Music Studios di New York, nell’unplugged che segnerà un’epoca, mentre i Nirvana implodevano e la vita di Kurt Cobain scivolava via verso l’auto distruzione.
Smells Like Teen Spirit live al Festival di Reading
Charles Poisonheart
Charles Poisonheart (nella vita reale Alessandro Cancian) avido ascoltatore di musica indipendente, scrive dal 2009 sul blog Heart of Glass Recensioni Musicali e dal 2019 su In-Retrospettiva.
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