Tra gli innumerevoli volumi internazionali dedicati ai Pearl Jam è quantomeno necessario citare quello curato da pearljamonline.it, la fanpage italiana più attiva ed aggiornata sulla band di Vedder & Co: nel lontano 216, Daria Moretti e Luca Villa affrontavano l’impresa di mettere anche su carta la grande mole di informazioni e curiosità raccolte durante gli anni, realizzando Pearl Jam Evolution, un corposo volume scritto dai fans per i fans.
Come impostazione, sin dalle prime pagine, il volume si presenta estremamente dettagliato, raccontando rigorosamente in ordine cronologico l’origine dei Pearl Jam: dalla disgregazione dei Green River (prima band di Gossard e Ament) fino agli ultimi concerti datati nell’allora 2016. Tra dichiarazioni e stralci di interviste dei diretti interessati rilasciate lungo almeno venticinque anni di carriera, la biografia si compone anche di un’analisi accurata dei testi delle canzoni di ciascun album, da Ten (1991) a Lightning Bolt (2013), passando per alcuni progetti collaterali dei singoli membri. Quello che colpisce di più durante la lettura è la massima -e didascalica- precisione nell’enunciare i fatti e le vicende della band ed una discreta imparzialità di giudizio. Il tono della biografia non è dissimile da quello appassionato narrato in Pearl Jam Twenty (il documentario curato da Cameron Crowe nel 2011), con eguale spazio sia all’attività live della band (corredata dai ricordi più interessanti di ciascuna tournee), sia alla registrazione in studio, con le impressioni e le sensazioni dei protagonisti a riguardo.
Le pagine più entusiastiche sono probabilmente da circoscrivere negli anni dell’esplosione del grunge fino al 1994 (quindi da Ten a Vitalogy), eppure il lettore appassionato troverà anche nei capitoli successivi episodi fondamentali per comprendere la grandezza di una band che ha saputo divincolarsi dal music-biz intraprendendo anche strade tortuose e commercialmente svantaggiose: dalla battaglia contro il colosso Ticketmaster, alle numerose iniziative benefiche e sociali dei Pearl Jam (l’esperienza radiofonica di Self Pollution Radio o la campagna itinerante di Rock for Choice), che hanno proiettato la band oltre la dimensione grunge.

«Forse non ero pronto a ricevere tutta quell’attenzione. Non ero preparato alle cose pratiche e agli affari legali. Non sapevo che qualcuna poteva metterti sulla copertina di una rivista senza chiedertelo. Potevano vender riviste e fare soldi e tu non avevi diritti sulla tua faccia»
Eddie Vedder
Pearl Jam Evolution non è un titolo scelto a caso, tra le fitte pagine emergono chiaramente le complesse e variabili dinamiche della band e come queste siano mutate nel tempo: dalla leadership stessa passata a metà dei 90s da Gossard-Ament a Vedder, al rapporto conflittuale con i media e l’establishment. Soprattutto, per i Pearl Jam fu un’evoluzione necessaria per non implodere sotto i colpi della pressione del successo, per sopravvivere con un duraturo progetto musicale ai decisivi cambiamenti tecnologici di fine millennio (da Napster, al peer to peer, infine alla musica liquida), per continuare a suonare dal vivo e a sfornare uscite discografiche (sebbene con qualità alterna). Il successo fulmineo del 1992 ed il conseguente rifiuto di rilasciare interviste o girare videoclip, sono tappe fondamentali per comprendere il pensiero di una band che -tra numerosi alti e pochi bassi- è rimasta coerente nelle intenzioni e nel progetto artistico-musicale, specialmente verso i propri fans. Dalle incomprensioni iniziali con Kurt Cobain (ed i rimpianti dopo la sua morte), all’àncora di salvezza gettata da Neil Young nel momento più difficile della loro carriera, passando al dramma del festival di Roskilde (ove morirono 9 persone durante l’esibizione dei Pearl Jam), Pearl Jam Evolution non tralascia proprio nulla: una guida indispensabile per ogni appassionato!
Pearl Jam Evolution, edito da youcanprint, è ancora disponibile sui principali bookstore.
Charles Poisonheart
Charles Poisonheart (nella vita reale Alessandro Cancian) avido ascoltatore di musica indipendente, scrive dal 2009 sul blog Heart of Glass Recensioni Musicali e dal 2019 su In-Retrospettiva.
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