Rosanna Costantino

Collana Gli scrittori della porta accanto
«Ho fatto un bellissimo viaggio nella vita di Chester Bennington. Ho attraversato paesaggi meravigliosi e posti incantevoli, radure smisurate e boschi maestosi. Ma mi sono imbattuta anche in aride alture e spaventosi e bui anfratti. Ho pianto e riso a perdifiato. E ho avuto paura, ansia, mi sono sentita persa e ho ritrovato un’altra me stessa.»
Rosanna Costantino

Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, è stato inserito tra i 100 migliori cantanti metal di tutti i tempi secondo Hit Parader. Ha avuto un’infanzia difficile e per tutta la vita ha lottato contro i demoni della depressione e della dipendenza. La musica è stata la sua salvezza, lo strumento attraverso cui ha raccontato i suoi tormenti interiori, aiutando così milioni di persone ad affrontare le stesse inquietudini.
Nonostante il successo e tutti gli sforzi per non arrendersi, la depressione ha avuto la meglio e il 20 luglio 2017, a soli 41 anni, è stato trovato senza vita nella sua casa di Los Angeles, lasciando sgomenti i fans e il mondo della musica.
Ancora oggi, la sua arte catartica continua a infondere un essenziale e inesauribile conforto.
Dopo la catastrofe emotiva del 2015, il 2016 avrebbe dovuto portare serenità con la scrittura del nuovo album. Invece, Chester non fece altro che rimuginare sui suoi sbagli e su ciò che non andava bene in se stesso. Fu lo spunto da cui partire per i testi di One More Light, un album che portò via ben sedici mesi di intenso lavoro.
Questa volta il disco era troppo distante dalle sonorità a cui tutti erano abituati, per cui furono mosse critiche dagli addetti ai lavori e da una grossa fetta di fan. Nei live, i nuovi brani suonavano più “rock” e piano piano fecero breccia nel cuore del pubblico. Forse le cose stavano mettendosi per il meglio. A detta di Mike Shinoda, Chester, in quel periodo, era in una forma strepitosa, come mai lo era stato in precedenza, nel pieno delle sue potenzialità e con una maturità di sicuro diversa. Aveva voglia di dimostrare di avercela fatta ancora una volta a uscire da quel buco nero di disperazione.
Purtroppo, il destino aveva per lui ben altri piani, più tristi e subdoli. La mattina del 18 maggio Chester si risvegliò in un incubo.
Di solito si alzava all’alba e si concedeva alcuni minuti di allenamento e meditazione, ma quel giorno, la prima cosa che vide fu il dolore negli occhi di sua moglie che gli annunciò una terribile notizia.
Chris Cornell, il suo amico fraterno, uno dei suoi cantanti preferiti, il frontman di gruppi come Soundgarden e Audioslave, si era tolto la vita nella sua stanza d’albergo.

Fu un vero shock per chi, come lui, non riusciva ad accettare “pacificamente” la morte di una persona cara. Lui, che la morte l’aveva invocata per sé innumerevoli volte nel corso della sua vita, non fu capace di mandare giù quell’ennesima e tragica perdita.
L’amicizia con Chris Cornell era iniziata nel 2008, durante il Projekt Revolution in Nord America. I due artisti condivisero lo stesso palco, cantando l’uno la canzone dell’altro: Hunger Strike e Crawling. Si piacquero subito e andarono d’accordo dal primo momento. Chris era rimasto piacevolmente sorpreso dalla caparbietà con la quale, nel 2007, Chester aveva continuato a esibirsi nonostante il polso rotto. Erano anime affini. Senza dubbio videro l’uno nell’altro la stessa sofferenza per l’infanzia tormentata, i divorzi difficili e la depressione.

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Giacomo Graziano
Appassionato di musica, siciliano classe 1976. Cresce a dischi e concerti rock con l'adorazione per la batteria che coltiva fin da bambino. Studioso del fenomeno musicale e culturale degli anni '90 crea Smell Of Grunge, blog e collettivo alternativo che affonda le sue radici nella scena di Seattle, protagonista della rivoluzione musicale più esaltante mai prodotta da una singola città. Collabora... Leggi di più
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