NIRVANA – INCESTICIDE

Etichetta – Geffen Records

Anno – 14 Dicembre 1992

Dopo un esordio in sordina, frenetico ed esplosivo, con Bleach, la definitiva consacrazione con il leggendario Nevermind, e prima del più maturo In Utero, l’etichetta Geffen Records decide di cavalcare la Nirvana-mania lanciando una raccolta di brani rari B-side, BBC sessions, prime registrazioni demo, outtakes e altri inediti. Incesticide, terzo album dei Nirvana in ordine cronologico è un concentrato imprevedibile, eclettico, fuori di testa, un bel ritorno al punk rock più spontaneo e genuino, ma decisamente più orecchiabile del primo disco. Fu pubblicato dopo poco più di un anno dall’album simbolo della band, il 14 dicembre 1992, e sembra essere una sorta di passo indietro nel loro percorso musicale, una riscoperta della loro energia primordiale, selvaggia, diretta, inarrestabile.

Alcune canzoni erano già note ai fan della prima ora, poiché venivano suonate spesso durante i live o erano già uscite come singoli e in EP. L’album viene lanciato senza troppa pubblicità per non rischiare un sovraccarico di materiale del gruppo e una conseguente perdita di interesse, ma ottiene un ottimo successo di vendite, ottenendo il disco di Platino con 1 milione di copie vendute. L’energia che ne scaturisce è vitale, giovanile ma non troppo acerba. Cobain ne ebbe il pieno controllo, dall’attenta scelta dei brani all’artwork inquietante della copertina che riporta un suo disegno sotto lo pseudonimo di Kurdt Kobain.

È un album che ricorda il vero spirito dei Nirvana, dopo esser diventati icone mondiali (e commerciali) del grunge. Un viaggio palpitante che inizia con Dive, pezzo che trascina, ringhia e sporca in quella nuova fusione tra punk, metal e una spruzzata di melodioso pop, comparso già nella compilation The Grunge Years e nel ‘90 nel singolo Sliver, seconda traccia, con Chad Channing alla batteria e con un apparentemente spensierato verso ripetuto alla noia “Grandma, take me home” sembra alludere alla triste storia dell’infanzia di Cobain e al senso di abbandono, sballottato tra un parente e l’altro.

Been a Son è stato registrato per la prima volta in studio nel settembre 1989 in un versione più lenta rispetto a quella di Incesticide. Qui si adatta allo spirito energico e ribelle del disco. È una canzone che critica apertamente il sistema sociale e culturale del patriarcato, tanto odiato da Cobain. Le tre tracce successive sono delle cover molto ben riuscite Turnaround, brano della band punk Devo, Molly’s Lips e Son Of A Gun, del duo scozzese The Vaselines.

Una chicca è Polly in una versione velocizzata rispetto a quella di Nevermind e sarcasticamente chiamata anche New Wave, ma molto lontana dalla filosofia meno ribelle e più orecchiabile del punk.

Beeswax era comparsa già nella compilation del ’91, Kill Rock Stars ed è fra quei brani noise rock più malati della raccolta, insieme a Downer (già pubblicato come bonus track nella riedizione di Bleach) e a Mexican Seafood pubblicato nell’89 in Teriyaki Asthma Volume 1.

I successivi Hairspray Queen e Aero Zeppelin sono degli outtakes, ossia dei brani registrati e poi scartati per la pubblicazione definitiva. Il primo è un pezzo spigoloso, allucinante, dove la voce di Cobain è distorta all’inverosimile. Più un lamento rock che una canzone.

In Aero Zeppelin si fa riferimento ai gruppi hard rock anni ’70 in cui si ostentano dei grandi e ridondanti assoli, spesso tutti “uguali” senza originalità.

L’album si chiude con Aneurysm, annoverata come terza migliore canzone della band, compare anche nel singolo Smells Like Teen Spirit e Even in His Youth e successivamente nell’EP Hormoaning e nel box set With the Lights Out. È stata composta grazie al contributo di Dave Grohl e Krist Novoselic e presenta un lungo intro che da solo vale tutta la compilation.

Nirvana – Aneurysm (Live At The Paramount, Seattle / 1991)

Importante ricordare la partecipazione di tutti i vari batteristi che si sono avvicendati nella band: dal già citato Dave Grohl a Chad Channing, a Dan Peters dei Mudhoney e Dale Crover dei Melvins.

A distanza di anni questo album dà ancora una grande carica, fa tornare giovani, riporta alla mente delle belle vibrazioni positive, ma non spensierate. Chi lo scopre oggi può apprezzare quell’anima viscerale e primordiale dei Nirvana prima che il mainstream americano li inglobasse nel proprio ventre grasso, in quella cultura commerciale dell’usa e getta senza anima e senza cervello che hanno sempre cercato di evitare come la peste. Ma i Nirvana, per prendere in prestito le parole di Michael Stipe dei REM, “sono stati capaci di catturare un fulmine in un bottiglia e di mostrarlo al mondo”. Sono rimasti autentici nel loro approccio all’arte. La loro rabbia “nucleare e cristallina” contro il sistema, contro la società conservatrice, contro i padri e le madri sordi con i propri figli, è rimasta lì, intatta, con quella furia bella, creativa, rumorosa e anche melodica. La voce di Kurt Cobain “desiderava ardentemente di essere ascoltata” e in Incesticide è meravigliosa più che mai.

Tracklist

  • Dive – Cobain/Novoselic
  • Sliver Novoselic/Channing/Cobain
  • Stain Cobain
  • Been a Son – Cobain
  • Turnaround – Casale, Mothersbaugh
  • Molly’s Lips – Kelly, McKee
  • Son of a Gun – Kelly, McKee
  • New Wave Polly – Novoselic/Grohl/Cobain
  • Beeswax – Cobain
  • Downer – Cobain/Novoselic
  • Mexican Seafood – Cobain
  • Hairspray Queen – Cobain/Novoselic
  • Aero Zeppelin – Cobain
  • Big Long Now – Cobain
  • Aneurysm – Cobain/Grohl/Novoselic

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Smell of Grunge

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