PEARL JAM – VITALOGY

Il disco che stava per annientare i Pearl Jam

Nel periodo di maggiore tensione, tra i componenti della band (Dave Abbruzzese di fatto verrà licenziato al termine delle registrazioni) i Pearl Jam realizzano il loro capolavoro assoluto Vitalogy.

Il 1994 sta volgendo al termine e verrà ricordato per essere l’anno della scomparsa di Kurt Cobain, l’anno di Superunknown dei Soundgarden altra pietra miliare del grunge, degli Alice In Chains con Jar of Flies, gli Stone Temple Pilots che pubblicano Purple, e soprattutto per il celebre MTV Unplugged dei Nirvana. Vitalogy fa il suo debutto in versione vinile il 22 Novembre del 94’, è un condensato di irruenza, malinconia, rabbia, a tratti anche misterioso. Quattordici brani che dimostrano il raggiungimento della massima maturazione espressiva dei Pearl Jam.

Vitalogy è il terzo album in studio della band, uscito il 6 dicembre 1994 in CD e il 22 novembre 1994 in vinile. Il 2 Febbraio 1995, è contemporaneamente, disco di platino, doppio, triplo e quadruplo, per aver venduto più di quattro milioni di copie

Life

Ten e VS arrivano come un uragano sul mercato, catapultando semplici ragazzi poveri in un emisfero ricco e incontrollato.

La macchina commerciale inghiottiva Eddie Vedder e soci in modo maniacale, sfruttando qualsiasi cosa potesse sfruttare, dall’abbigliamento alla pubblicità, il tutto e subito che schiacciava e catturava l’aria che iniziò a diventare irrespirabile.

I Pearl Jam erano in tour quando iniziarono ad elaborare la stesura del loro terzo lavoro discografico.

Eddie iniziò man mano a prendere le redini in mano del gruppo, cercando nuovi orizzonti che fino a quel momento non gli furono permessi, la sua insofferenza era quella di non voler essere un manichino che veniva gestito dalle major e dalla domanda che il mercato offriva, lui non voleva snaturare il suo essere.

I Pearl Jam iniziarono ad avere non pochi problemi interni,dovuto principalmente alla pesantezza del rapporto tra il giovane cantante e il batterista Dave Abbruzzese, i due non si degnavano neanche di uno sguardo, figuriamoci scambiare parole, poi lo stress del susseguirsi di date per le esibizioni live contribui’ non poco alla situazione già precaria.

Come se non bastasse, Eddie soffriva anche del paragone assurdo che il mercato aveva inventato tra lui e Kurt, una competizione che andava a smontare la vera essenza di quel movimento chiamato “grunge”.

Una competizione inesistente.

“Vitalogy”…tra mille libri lanciati qua e la su una bancarella, quel titolo catturò l’attenzione di Eddie che si era dedicato un po’ di tempo per se stesso, lontano dallo stress quotidiano che lo stava uccidendo. Decise di prenderlo, e stranamente imboccò la strada di casa, quasi come se fosse davvero ipnotizzato da quel manoscritto. Eddie si sedette in cucina, e apri’ quel libro pieno di polvere, iniziando a leggere.

L’essenza della vita, il sapersi gestire e credere nelle proprie potenzialità, poche ed essenziali righe che catturano un giovane che ancora resisteva alla tentazione del diavolo che aveva da tempo smembrato l’anima di tanti amici suoi. La svolta era lì, in quelle parole, ed Eddie lo sapeva bene.

Il desiderio ora, era quello di controllare il processo creativo della band, cercare la svolta. Questo stato di cose però, divenne una fonte di tensione, perché Eddie non voleva più limitarsi a cantare, irritando così, gli altri membri del gruppo. il collasso era vicino, ma un qualcosa di sconosciuto decise che quello non era il momento.

I Pearl Jam si riunirono dando il via alle session di registrazione in tre luoghi differenti : Atlanta, New Orleans e Seattle. Fu proprio in quel periodo che Eddie si rese conto di dover spegnere, o quanto meno limitare quella macchina commerciale.

Ovunque c’era la parola “grunge”, e in qualsiasi posto si vendeva abbigliamento che replicava capi che costavano poco a prezzi assurdi, ovunque la mano sporca capitalistica allungava le dita.

La svolta arrivò e fu feroce come l’esordio.

 Vita e morte

Lo sparo e il buio più totale avvolse il mondo quando Kurt Cobain decise di far calare il sipario sulla sua vita sofferente.

Eddie come tutti, rimase di stucco, e il mondo, inerme, si rassegnava a un qualcosa che non aveva capito in tempo.

I Pearl Jam furono investiti totalmente da quella notizia, tanto da condizionarli significativamente nella stesura dei pezzi che andranno a comporre il loro lavoro discografico.

Il disco apre i battenti su Last Exit suono incalzante che centra il tema del suicidio, e che viene direttamente collegata con la gemma preziosa Immortality che invece sprigiona tutta la dolcezza di un animo buono che incassa pugni dolorosi dalla realtà e cerca sempre di alzarsi, lottando quotidianamente per rendersi immortale nonostante la morte fisica.

Tra le note si può scorgere una dedica a quello che fu Kurt, anche se Eddie ancora oggi nega questa ipotesi, o forse vuole, semplicemente, che non se ne parli.

Spin the Black Circus furiosa e immediata parla della nostra passione, del preferire il disco nero al cd, che man mano stava distruggendo la passione diventando un fenomeno commerciale alla portata di tutti, un po’ come oggi è il digitale.

Not For You è invece incentrata sulle difficoltà di gestione dello star-system, dove se non ci sei non esisti.  “Questa musica non vi appartiene. Non la sentite quanto noi. Non sapete nemmeno cosa sta succedendo davvero. Non siete mai stati in fila per vederci suonare”

Tremor Christ dove gli oceani più piccoli hanno ancora grandi e grandi onde, il testo è criptato e può considerarsi una metafora di allontanarsi da una vita sicura per sfidare il mare, come volersi misurare con un qualcosa di avventuroso, ma può anche essere interpretata come il tremore, che si ha nel corpo umano, quando si assumono droghe e alcool.

Il diamante Nothingman scritto appena in un ora, prima della morte di Cobain, è un avvolgente ballad e il primo punto di svolta della band. L’amore se viene ricambiato, è un qualcosa di talmente intenso che non va distrutto, va protetto e coltivato per poterlo sempre migliorare attraverso il rispetto.

Questo diventa un collegamento chiaro a Betterman un altra meravigliosa ballad, che invece è concentrata sui comportamenti sbagliati, sul matrimonio turbolento tra la madre e il suo compagno, facendoli sentire come fantasmi che vagano nel vuoto.

Whipping e “Corduroy viaggiano tenendosi la mano, e sono un completo attacco alla società consumistica, del tutto e subito, che ricicla finti miti e poi li abbandona.

Nel mezzo l’ossessiva ripetitiva Pry, To che scarica sul l’ascoltatore la rabbia di chi vorrebbe invertire questo consumismo sfrenato.

Bugs e Satan’s bed sono le ulteriori prove di cambiamento intrapreso dal gruppo, sperimentazioni musicali estreme.

L’ultima traccia, quella che chiude l’album è l’inspiegabile Hey Foxymophandlemama, That’s Me a prova che il passato è superato e il futuro sarà differente a livello musicale ma di sicuro sempre di qualità.

Quando l’album arrivò nei negozi le vendite sorpresero e spiazzarono tutti….L’immortalità arrivò e Vitalogy ne fu la prova inconfutabile.

“Spin the Black Circle” vince un Grammy per la Best Hard Rock Performance nel 1996, l’unico che i Pearl Jam abbiano mai vinto. La canzone è stata inserita nel greatest hits Rearviewmirror: Greatest Hits 1991-2003
  1. Last Exit (Abbruzzese, Ament, McCready, Gossard, Vedder) 
  2. Spin the Black Circle (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  3. Not for You (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  4. Tremor Christ (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  5. Nothingman (Ament, Vedder) 
  6. Whipping (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  7. Pry, To (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  8. Corduroy (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  9. Bugs (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  10. Satan’s Bed (Gossard, Vedder) 
  11. Better Man (Vedder) 
  12. Aye Davanita (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  13. Immortality (Abbruzzese, Ament, Gossard, McCready, Vedder) 
  14. Hey Foxymophandlemama, That’s Me (conosciuta anche come Stupid Mop) (Ament, Gossard, Jack Irons, McCready, Vedder) 
Smell of Grunge

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