Il 30 Giugno del 2000 durante il concerto dei Pearl Jam al Roskilde Festival in Danimarca, nove ragazzi persero la vita schiacciati dalla calca davanti all’Orange Stage, a causa del terreno fangoso per via dei temporali nelle ore precedenti. Gli amplificatori per la pioggia, accusarono problemi di audio, per cui i fan nelle retrovie iniziarono a spingere intensamente in avanti, la gente fu travolta in un attimo, alcuni caddero e i loro corpi calpestati.

Tra i più grandi eventi musicali estivi del Nord Europa, attivo dal 1971, il Roskilde Festival in Danimarca è stato per anni un punto saldo per gli appassionati di musica.
Il 30 giugno sul palco principale, davanti 50.000 persone è il turno dei Pearl Jam, la band di Seattle è in Europa per supportare il sesto album della loro carriera “Binaural”.
Quel giorno nella campagna danese si erano abbattuti forti temporali rendendo l’area davanti l’Orange Stage, (il palco principale) un miscuglio melmoso. Gli amplificatori, forse a causa della pioggia avvertono dei problemi di audio, questo porta la gente posizionata nelle retrovie a spingere in avanti nel tentativo di guadagnare un posto vicino al palco.
La calca diventa pressante mentre la band esegue I brani in scaletta, ignara di ciò che accade. Intorno le 22.30 nella zona intorno al pit si consuma la tragedia, a causa del terreno instabile, dei ragazzi perdono l’equilibrio creando un varco nel quale la folla senza controllo si lancia travolgendo tutto quello che si trova davanti.
Johansen un addetto alla sicurezza da anni in servizio al festival, fa partire l’allarme che arriva anche alla band, Vedder dal palco invita il pubblico ad allontanarsi: “Al mio tre fate tre passi indietro” ma il tentativo di disperdere la folla, è ormai vano, otto ragazzi vengono schiacciati, un nono perderà la vita pochi giorni dopo in ospedale, mentre altri 26 ragazzi resteranno feriti.
Gli organizzatori e i funzionari di polizia attribuirono la tragedia a una serie di fattori, tra cui il terreno fangoso che ha reso più difficile per il pubblico restare in piedi, ma i membri della band riluttanti rilasciarono una dichiarazione di risposta al festival, insistendo sul fatto che i morti e i feriti “non possono essere cancellati interamente come uno ‘strano incidente’ o ‘sfortuna’ come l’hanno chiamato alcuni”
“Siamo convinti, che se fossimo stati informati di un potenziale problema nel momento in cui è stato identificato per la prima volta dalla sicurezza del festival, avremmo potuto interrompere lo spettacolo prima e le vite umane avrebbero potuto essere salvate”.
Stone Gossard è stato il più colpito dalla tragedia, al punto che era pronto a lasciare la band dopo Roskilde. Il chitarrista si è recato a Copenaghen nel 2003 per incontrare personalmente i parenti delle vittime segnando l’inizio di un’ amicizia con Ebbe e Birgitta Gustafsson, che hanno perso il figlio Carl-Johan al festival.
Per il 20° anniversario della tragedia, nel giugno 2020 i Pearl Jam con una dichiarazione in cui sottolineavano che “da allora niente è più stato lo stesso” spiegavano come la loro esperienza personale di genitori abbia accresciuto la loro comprensione del dolore provato dalle famiglie delle persone decedute.
20 anni dopo la nostra band ha altri 11 figli, tutti preziosi, e altri 20 anni tra di noi…
La nostra comprensione della gravità e della perdita provata dai genitori di quei ragazzi è cresciuta in modo esponenziale mentre immaginiamo che i nostri figli muoiano in circostanze come Roskilde 2000.
È impensabile, eppure c’è. Il nostro peggior incubo.
Ogni giorno i nostri cuori continuano a soffrire e i nostri stomaci si rivoltano al pensiero di quei giovani che muoiono e di ciò che avrebbe potuto essere diverso, se solo… ma non cambia nulla.
E il nostro dolore è un millesimo di quello delle famiglie… le mamme e i papà, le sorelle e i fratelli, i migliori amici…
Le nostre più sentite condoglianze e scuse alle famiglie che hanno perso i loro ragazzi quel giorno.
Ai fratelli e alle sorelle, alle nonne, ai nonni e agli amici, a tutti coloro che hanno perso il loro prezioso essere…
Tutti non sono stati all’altezza di ciò che era necessario in quelle ore prima e in quei giorni successivi alla tragedia. Il festival, i media, noi compresi. Ci siamo ritirati e ci siamo arrabbiati dopo che molti rapporti hanno insinuato che PJ fossero responsabili. A quel punto le nostre parole non erano di alcun aiuto. Ci siamo nascosti e abbiamo sperato che non fosse colpa nostra. Da allora abbiamo fatto del nostro meglio per scoprirlo.
Abbiamo incontrato alcune delle famiglie nel corso degli anni. Con alcuni abbiamo stretto forti amicizie… condividendo e sostenendoci a vicenda. Alcuni non li conosciamo.
Giovani uomini che amavano PJ e volevano avvicinarsi a loro. Questa è stata la linea di tutti coloro che sono passati quel giorno. Speriamo di non provare mai cosa significhi una perdita del genere. Speriamo.
Saremo per sempre all’ombra del vostro dolore e della vostra perdita e accettiamo quell’ombra e siamo per sempre grati di condividere con voi quello spazio sacro. Lo spazio creato dall’assenza di quei 9 giovani…
Dichiarazione a nome dei Pearl Jam, scritta da Stone Gossard.
‘Love Boat Captain’ dall’album del 2002 “Riot Act” ‘Lost Nine friends we’ll never know two years ago today’.
Dopo l’incidente, i Pearl Jam hanno adottato diverse misure di sicurezza per i loro eventi, assumendo una posizione più proattiva, portando con sé delle clausole che dovevano essere rispettate. – La band “valuterà in anticipo tutte le politiche operative, come la progettazione e la configurazione delle barriere e le procedure in risposta alla sicurezza.”
La tragedia si è rivelata una lezione anche per altri grandi festival nel mondo.
Nel decimo anniversario della tragedia di Roskilde, la band ha affrontato l’inquietante ricordo del 30 giugno a Berlino “Roskilde continua ad essere il giorno più difficile della nostra vita”, ha detto Vedder ” Siamo estremamente grati per le famiglie che abbiamo conosciuto attraverso questa esperienza, e che in qualche modo abbiamo superato tutto questo insieme”.
Giacomo Graziano
Appassionato di musica, siciliano classe 1976. Cresce a dischi e concerti rock con l'adorazione per la batteria che coltiva fin da bambino. Studioso del fenomeno musicale e culturale degli anni '90 crea Smell Of Grunge, blog e collettivo alternativo che affonda le sue radici nella scena di Seattle, protagonista della rivoluzione musicale più esaltante mai prodotta da una singola città. Collabora... Leggi di più
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