Niente Specchi in Camerino – Valeria Sgarella

Seguendo Valeria Sgarella sin dai suoi esordi letterari –a partire dal coraggioso ed empatico libro su Andrew Wood-, mai mi sarei aspettato un libro come Niente Specchi in Camerino, incentrato unicamente sulla storia dei Soundgarden. Sebbene nei miei desideri più reconditi ci fosse un lumicino di speranza verso una biografia sui Mudhoney o sugli Alice in Chains, mai avrei osato immaginare ad un volume sulla band che aveva registrato e suonato pietre miliari del calibro di Badmotorfinger e Superunknown, credendo –ingiustamente- che non fosse nelle preferenze assolute di Valeria. Ed invece mi sbagliavo di grosso. Soprattutto, avevo tralasciato un fattore determinante: se negli anni Novanta c’era una band che più di tutte incarnava lo spirito della città di Seattle, questa non poteva che essere i Soundgarden. Nel loro nome –ricordiamolo, ispirato all’installazione artistica di Douglas Hollis, situata nel campus della National Oceanic and Atmospheric Administration di Seattle- è insita l’appartenenza assoluta alla Esmerald City.
E Valeria Sgarella, Seattle la conosce molto bene, non solo per aver scritto e pubblicato l’omonima guida sentimentale nel 2020 in pieno lockdown, ma anche per aver raccontato in Oltre i Nirvana la genesi dell’etichetta del grunge, la Sub Pop Records, legando le sue bizzarre vicende imprenditoriali all’evoluzione stilistica ed architettonica della Citta di Smeraldo.

Tuttavia, l’ardua sfida nell’affrontare oggi l’epopea musicale dei Soundgarden risiede nel come fare i conti con la tragica, quanto inspiegabile, morte di Chris Cornell avvenuta in quella maledetta notte del 18 maggio 2017. In Niente Specchi in Camerino, Valeria Sgarella evita intelligentemente di soffermarsi in vacue spiegazioni o in spicce indagini sulle ultime ore di vita del frontman. Pianifica, ancora prima di iniziare a scrivere, quale sarà il punto di partenza del libro: la reunion del 2010 (nata da un innocente tweet di Cornell) e le quasi casuali dinamiche che l’hanno generata. Una resurrezione spontanea per una band che era letteralmente implosa nel 1997, dopo più di un decennio passato costantemente in tour e sotto una pressione terrificante e che si era laconicamente congedata ai fans con un austero comunicato stampa di poche righe della A&M. Anche se King Animal, uscito nel 2012, non sarà certamente ricordato come imprescindibile nella discografia dei Soundgarden, rimane un lavoro degno di nota, in quanto proietta il quartetto in una dimensione discografica completamente inedita rispetto ai Nineties che li aveva visti crescere e raggiungere il successo mondiale. I cambiamenti sostanziali nel modo di approcciare e consumare la musica hanno rivoluzionato completamente l’industria discografica, eppure, la band è stata altrettanto ricettiva a comprenderne immediatamente i meccanismi, decidendo di scherzarci su come si può vedere nel videoclip di By Crooked Steps (diretto dall’amico Dave Grohl), rispolverando quella proverbiale e sottile autoironia riconoscibile solo dai fans più fedeli.

“… la storia ha relegato i Soundgarden a una serietà che non rende loro giustizia, trascurandone l’intelligenza e la debordante autodissacrazione che si legge anche in certe scelte artistiche.”

dall’ introduzione di Niente Specchi in Camerino

Avvalendosi delle preziosissime testimonianze dei membri superstiti, su tutti un disponibilissimo Kim Thayil (posso solo immaginare l’onore di intervistare una tale istituzione a Seattle), il batterista Matt Cameron, e su coloro che gravitavano nell’orbita nei Soundgarden, Niente Specchi in Camerino si slaccia sin da subito da una prevedibile cronologia degli eventi, per cercare invece le correlazioni tra la band e la scena musicale locale, ponendo sì l’accento su alcuni degli eventi significativi nella biografia del quartetto, ma consegnando al lettore una visione totale sulla Seattle della fine degli anni Ottanta.
Il libro si divide in tre macro-sezioni: la prima si concentra sugli esordi e sulla spensieratezza della Sub Pop Rock City, con deviazioni fondamentali verso la nascita dell’etichetta di Bruce Pavitt e Jonathan Poneman e sulle scanzonate band del loro inizialmente povero ma prolifico roster; la seconda abbraccia gli anni con la major A&M segnato dai lavori di Louder Than Love (1989) e soprattutto di Badmotorfinger (1991), l’ultima si concentra sull’apice artistico raggiunto in Superunknow (1994) e sulla naturale implosione, con l’ottimo e forse tutt’ora incompreso, Down on the Upside (1996).
In questo scenario, assume una rilevanza fondamentale il ruolo di Susan Silver, non solo per le innumerevoli energie spese come manager e protettrice della band (nonché compagna e poi moglie di Chris Cornell), ma per essere stata un collante unico nella genesi della scena musicale di Seattle. Niente Specchi in Camerino è dedicato soprattutto a lei.

Sorretto da un grande e passionale lavoro di ricerca sul campo (in una stagione invernale peraltro impervia nel NorthWest), Valeria Sgarella con Niente Specchi in Camerino, ci consegna un ritratto autentico e duraturo dei Soundgarden celebrandone le gesta, i concerti, i dischi e soprattutto l’approccio alla musica e alla vita. Il tutto senza mai incappare in note nostalgiche o in facili sentimentalismi, rimettendo al lettore una scrittura potente, compatta, ma soprattutto empatica, come nello stile di Valeria.

E niente, per una biografia sui Mudhoney firmata Sgarella, dovrò pazientare ancora …

Niente Specchi in Camerino è edito per Tsunami Edizioni, in uscita da giugno 2024.

Soundgarden Niente Specchi in Camerino Valeria Sgarella

www.tsunamiedizioni.com

Charles Poisonheart

Charles Poisonheart (nella vita reale Alessandro Cancian) avido ascoltatore di musica indipendente, scrive dal 2009 sul blog Heart of Glass Recensioni Musicali e dal 2019 su In-Retrospettiva.

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