
“Il caso non esiste! Ogni percorso è predeterminato e tutto accade quando deve accadere. Nel momento giusto… nel luogo giusto. Come se il tappeto del mondo fosse un intreccio di fili infiniti, ognuno al suo posto. Ma pochi di noi sanno dove conduce il proprio viaggio” (Dark, 2017 di Baran bo Odar).
Questa frase, tratta da una delle serie tv rompicapo più amata degli ultimi anni, si presta perfettamente all’introduzione della storia che stiamo per raccontare. Una storia che lega, apparentemente senza un nesso, se non quello introspettivo delle esperienze personali, lo scontro, cominciato nel 1991, tra i Nirvana ed i Guns N’ Roses ad alcune vicende del mio vissuto.
Gli antichi screzi tra le due band sono ormai noti. Durante la promozione del tour di Nevermind, infatti, Kurt Cobain volle sottolineare le differenze di contenuti, tra i suoi pezzi, che avevano dato il via all’ultima grande rivoluzione rock, ed il “semplice” hard rock dei Guns, dicendo: «Noi non siamo la tipica band modello Guns N’ Roses che non ha assolutamente niente da dire». Tutto questo mentre, da parte sua, Axl Rose, ignaro dei pensieri del poeta di Aberdeen, nutriva ammirazione nei confronti di Cobain e maturava l’idea di portare i Nirvana in tour insieme ai Guns. Idea, però, che venne sempre rigettata da Kurt e dagli altri componenti dei Nirvana.
Nel 1992, Axl decise di rispondere a modo suo agli affronti di Cobain attaccandolo direttamente dal palco dei Guns su delle questioni strettamente personali. Cobain e la consorte (Courtney Love) vennero definiti due tossici da mandare in galera poiché, secondo Axl, avrebbero continuato ad usare droghe durante la gravidanza dando, in seguito, alla luce una bambina deforme.
Lo scontro raggiunse l’apice durante gli MTV Video Music Awards del 1992. Nel backstage, infatti, Axl e la sua fidanzata del tempo, la modella Stephanie Seymour, passarono di fianco a Kurt e Courtney, che erano seduti insieme alla loro figlia Frances. Courtney, a quel punto, prese in giro Rose chiedendogli di fare da padrino a Frances e Axl rispose per le rime attaccando Kurt, urlandogli: «Fai stare zitta la tua troia, o ti sbatto al pavimento!» Un incredulo Cobain si girò verso la moglie ordinandole, con sarcasmo, «Zitta, troia!» Nello stesso momento, anche i bassisti delle due band, Duff McKagan e Krist Novoselic, si insultarono nel backstage.
La serata si concluse con Dave Grohl (batterista dei Nirvana) che, alla fine di Lithium, con il pubblico in totale visibilio, sul palco devastato dalla furia dell’esibizione del trio di Seattle, afferrò il microfono urlando «Hey Axl…. Dov’è Axl?» per prendersi gioco del rivale che aveva da poco dichiarato che i Nirvana erano una band che non divertiva il pubblico.
Questo è proprio il momento in cui, dal punto di vista personale, questa storia si intreccia con la mia. Nei primi anni 2000 vidi, in qualche videocassetta, l’esibizione degli MTV Video Music Awards e rimasi colpito dalle provocazioni di Dave. “Axl…. Dov’è Axl?” Era una frase che mi faceva sorridere e mi girava in testa. Ad un certo punto, quindi, ci scrissi su una canzone che parlava di alienazione e difficoltà ad accettare il cambiamento e, con la mia vecchia band, suonarla diventava, ogni volta, un momento di delirio. Il ritornello si rifaceva alle parole di Dave Grohl : “Dov’è Axl? Non è qua ….!” era la mia risposta , a sottolineare che quel pezzo era più influenzato da una logica punk, a me tanto cara, che da quell’hard rock che faticavo a digerire.
Ma il tempo scorre inesorabilmente e smorza anche le spigolature più rigide e affilate. E così, mentre io, pian piano, imparavo ad apprezzare i Guns e l’intero movimento che li aveva “generati e nutriti”, anche la faida tra le due fazioni andava via via scemando.
Kurt Cobain, nel 1994, pochi giorni prima di morire, aveva incontrato Duff McKagan su un volo per Seattle e aveva parlato con lui dell’amore per il punk e di alcuni loro amici in comune. Lo stesso Duff, nel 2010, inoltre, si era scusato con Krist Novoselic per quello scontro nel backstage. Addirittura, nel 2016, quando Axl Rose si era rotto una gamba, poco prima del tour di reunion dei Guns, Dave Grohl gli aveva mandato, in prestito, il trono che lui stesso aveva usato quando, qualche tempo prima, durante un tour con i Foo Fighters (dei quali, dopo la morte di Cobain, era stato fondatore oltre che chitarrista e frontman), aveva subito lo stesso infortunio. Un equilibrio era stato raggiunto, anche se la pace definitiva non era ancora stata sancita.
La chiusura del cerchio avvenne nel 2018 e qui torna in ballo il mio vissuto. Avevo intenzione di acquistare dei biglietti per il Firenze Rocks che vedeva impegnati, nella seconda serata della manifestazione, proprio i Guns N’ Roses. Quando cominciai a cercare informazioni sull’evento mi accorsi della presenza dei Foo Fighters nella giornata precedente. Non avevo seguito più di tanto Dave Grohl nella sua nuova avventura ma prendere il biglietto anche per la sua serata mi sembrò doveroso. Vidi la cosa come la possibilità di andare a trovare un vecchio amico e scoprire cosa stesse facendo di bello. Inoltre, della sua band faceva parte anche Pat Smear, secondo chitarrista dei Nirvana a partire dal 1993, e vederli entrambi dal vivo mi avrebbe fatto parecchio piacere.
Mi preparai al concerto nei mesi precedenti ascoltando con attenzione ciò che Dave e soci avevano prodotto negli anni. Cercai di capire le dinamiche della band ed i suoi equilibri. Mi accorsi delle eccezionali doti del batterista Taylor Hawkins e delle sue ottime doti canore. Scoprii che qualche volta con Dave amavano scambiarsi i ruoli. Del resto Dave la batteria non l’aveva mai mollata del tutto (vedi la collaborazione al disco “…Like a Clockwork” dei Queens of the Stone Age e le scorribande del progetto “Probot” con Lemmy Kilmister e soci).
Arrivai al concerto preparato, ben istruito, e i Foo Fighters non delusero le mie attese. Dave Grohl per tutto il tempo intrattene il pubblico incitandolo ed incoraggiandolo a partecipare a quella che sembrava una vera e propria celebrazione “religiosa” del rock.
A metà del concerto si materializzò sul palco Duff McKagan e scambiò due battute con Dave tra l’incredulità generale. « E’ il bassista dei Guns» urlò qualcuno, proprio mentre, da dietro, anche Slash faceva il suo ingresso sul palco.
Se fino a quel momento il concerto era stato una celebrazione, quello fu il momento solenne dell’eucaristia. La superband si lanciò in un vortice di note che altro non erano che l’intro di “ It’s so easy”. A quel punto Axl Rose, con l’asta del microfono in mano, saltellando e scalciando fece la sua apparizione sul palco complice di Dave Grohl e compagni. I due si avvicinarono più volte, divertendosi e dandolo a vedere.
Io, nel bel mezzo del vortice di un pubblico in estasi, mi ricordai della mia canzone. «DOV’E’ AXL? DOV’E’ AXL?» cominciai ad urlare, sghignazzando e strattonando il mio amico Walter che in quella mia vecchia band suonava la batteria. Lui colse il senso delle mie parole e scoppiò a ridere.
« Dov’è Axl? E’ proprio qua! Sul palco dei Foo Fighters…E credo proprio che la guerra tra le due fazioni sia finita.»
Livio Rabbone
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