La prima volta dei Pearl Jam in Italia

Alla fine del 1991, un disco annientò critiche e classifiche, annullando le distanze tra la scena alternativa e quella mainstream. Un album apparentemente semplice dai riff ripetitivi che mise tutti d’accordo sin dalla sua uscita.
Ten dei Pearl Jam era il disco perfetto.
I canali musicali trasmettevano Alive, un brano travolgente, che ti prendeva per mano e ti portava a cantare quei versi e quel ritornello che facevi tuo “ I’m still Alive“. Contraddistinto dall’essere inquieto, cantato a nervi scoperti suscitava emozioni profonde in cui proiettare le tue.
Perchè il grunge era soprattutto appartenenza, sentivi il bisogno e il piacere di identificarti in quei brani e in chi li cantava. Instauravi un legame forte, era come se quelle band ci guardassero dentro e, modellassero un testo attorno. E quando lo ascoltavi esclamavi compiaciuto “Cazzo sono io!”
Pearl Jam – Primo tour europeo – 1992
Regno Unito, Scandinavia, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Italia, Germania e Svizzera.

Febbraio mese insolito per i concerti, specie per le band d’oltreoceano. Più che un vero live, si trattava di uno showcase con consumazione obbligatoria di diecimila lire.
La band doveva eseguire un paio di brani di fronte alle telecamere di VideoMusic. Le caratteristiche del locale non avrebbero consentito le riprese durante lo show.
Inginocchiati davanti al palco, assistemmo a Once e Black di un’intensa che porterò per sempre nella mia mente. Poi aprirono le porte al pubblico, la gente in coda e al freddo, si riverso’ all’interno in modo selvaggio.
Ci ritrovammo stipati e spingemmo come forsennati. Dopo svariati inviti alla calma, qualcuno tra il personale minacciò di non cominciare. Nonostante l’ammasso il pubblico creava pericolose onde umane in ogni direzione, al punto che Eddie impensierito esorto’ alla calma “Attenzione amigos!”

La foga non cessava, il live proseguì con impeto travolgente, Eddie chiese ai fotografi di abbandonare la sala, preoccupato per la loro incolumità fisica e le condizioni in cui lavoravano, in quel luogo minuscolo, caldo e troppo affollato. Persino gli amplificatori vacillavano pericolosamente, sorretti con prontezza da ragazzi che si prestarono in aiuto.
Non vi era l’ombra di un addetto palco. Al termine di Jeremy, Eddie chiese: C’è un posto più grande qui intorno dove possiamo andare tutti adesso per terminare il concerto? magari nel salotto di casa di qualcuno.
Lasciato il palco per pochi minuti, tornarono per interpretare una loro versione di I’ve Got A Feeling dei Beatles, un breve accenno di Hunger Strike e chiusero con Leash tra la caduta di un amplificatore.

Soundcheck: Once, Black
setlist: Release, Even Flow, Once, State Of Love And Trust, Alive, Black, (Bad Mouth), Deep, Why Go, Porch
encore: Improv, Jeremy, Breath, I’ve Got A Feeling, (Hunger Strike), Leash
Giacomo Graziano
Appassionato di musica, siciliano classe 1976. Cresce a dischi e concerti rock con l'adorazione per la batteria che coltiva fin da bambino. Studioso del fenomeno musicale e culturale degli anni '90 crea Smell Of Grunge, blog e collettivo alternativo che affonda le sue radici nella scena di Seattle, protagonista della rivoluzione musicale più esaltante mai prodotta da una singola città. Collabora... Leggi di più
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