Alice In Chains – Rolling Stone, Milano – 17 febbraio 1993

Alice In Chains

Nel gennaio del 1993 gli Alice in Chains erano pronti a tornare nel vecchio continente, che tanto li aveva acclamati nel tour precedente. Questa volta il giro europeo faceva tappa anche in Italia, una data soltanto al Rolling Stone di Milano insieme agli Screaming Trees di Lanegan, stretto in comunanza di vita a Layne, compagni di malsane abitudini, profondamente malinconici ed estremamente sensibili, uomini essenziali capaci di regalare emozioni ogni qualvolta elargivano una nota.

Quella di Milano resterà anche l’unica data italiana di Layne Staley con gli Alice In Chains.

brevi estratti da Gli Anni Del Grunge

Faceva un freddo fottuto in quel febbraio del 1993 a Milano. Avevamo raggiunto il Rolling Stone, celebre tempio della dance milanese, che saggi impresari rock utilizzavano per organizzare epocali concerti alternative e punk:

Lou Reed, Iggy Pop, Iron Maiden, Ramones, Ozzy Osbourne, Placebo, Bad Religion, i Faith No More del grandioso Mike Patton, le L7, i Caino Royale, i Ritmo Tribale e mille e mille altre band da culto si esibirono in tempi diversi nella discoteca di corso XXII Marzo, gestita dal mitico Enrico Rovelli.

E quella sera erano attesi gli Alice In Chains, all’apice del tour del viscoso Dirt, uno degli album più oscuri della storia del rock.

Un disco malato e maledetto.

E a fargli da supporto gli adoratori degli Husker Dù, gli Screaming Trees, guidati da quel tossico alcolizzato sensuale di Mark Lanegan, una delle voci più tenebrose e profonde mai udite.

Lanegan se ne stava impalato al centro del palco, capelli neri davanti agli occhi, occultati da un paio di occhiali da sole, aggrappato, inerte, al microfono mentre, intorno lui, i giovani e obesi fratelli Van e Gary Lee Conner si arrotolavano l’uno nell’altro, saltavano e bighellonavano in maniera talmente grottesca da essere convincenti.

Dietro di loro il batterista Barrett Martin , indaffarato a demolire rullanti e tom, con una tecca di una potenza de-va-stan-te.

Eh sì, erano proprio una grande band underground. Gli Screaming Trees infatti firmarono prima per la SST, poi per l’immancabile Sub Pop di Seattle e finirono a breve nelle grinfie dell’Epic, con il perfetto album Sweet Oblivion, del 1991, famoso per l’inclusione del singolo Nearly Lost You

nel film – manifesto della grunge-generation Singles, di Cameron Crowe, la cui colonna sonora era stata interamante composta da gruppi di Seattle, fra cui i Mother Love Bone del compianto Andrew Wood, i Mudhoney, ovviamente Jimi Hendrix, i Soundgarden di Chris Cornell, i Pearl Jam di Eddie Vedder, i Lovemongers che rifacevano gli Zeppelin e, appunto gli Screaming Trees.

Quella colonna sonora conteneva anche Would? degli Alice In Chains, il singolo grezzo, un diamante nero incastonato nel cuore straziato di Dirt.

E quello signori, quello era il tour dell’anno.

– Domenico Mungo

L’attacco fu Dam The River, le chiome di Cantrell e Inez innescarono un headbanging vertiginoso. Giù il telo, ecco Layne

statuario, giubbotto di pelle e gli ormai inseparabili occhiali da sole!

Mike Inez, che da poco aveva sostituito Starr, a causa di “problemi familiari” – almeno così recitava un comunicato del gruppo – fece partire il giro di basso che riconoscevi dalla prima nota. Nella sua grandiosità introdusse Would.

Tirai fuori un vecchio lenzuolo, preparato nei giorni precedenti. Mi aiutò a sorregerlo il tipo accanto ” If I would could you”. Jerry lo notò, si avvicinò e scese un paio di gradini tra palco e transenne, sparandoci l’assolo in faccia! In completa venerazione, non dissi nulla, neanche un urlo accennato, niente!

Rimasi lì impietrito, ripresi contatto con la realtà destato da una gomitata al costato.

Emissioni roventi, faceva caldo!

Sean e Jerry a torso nudo, Mike che tirava indietro la testa, sputava in alto a sfidare la gravità; Layne sempre in zona microfono, con l’asta agitata e al contempo suo sostegno.

Vicino una bottiglia di vodka magnum, a sollievo di tanto in tanto, legata al palco.

Dopo una breve pausa, richiamati a gran voce si mostrarono di nuovo sul palco a far oscillare il Rolling Stone sulle note di Man In The Box. Fu un tripudio all’unisono.

– Federico Maffei

Alice in Chains live Milano, 17 febbraio 1993.
  1. Dam That River
  2. Them Bones
  3. Would?
  4. Love, Hate, Love
  5. Junkhead
  6. Rain When I Die
  7. We Die Young
  8. God Smack
  9. Bleed the Freak
  10. Put You Down
  11. Rooster
  12. Sickman
  13. It Ain’t Like That
  14. Dirt
  15. Hate to Feel
  16. Angry Chair
  17. Man in the Box

Giacomo Graziano

Appassionato di musica, siciliano classe 1976. Cresce a dischi e concerti rock con l'adorazione per la batteria che coltiva fin da bambino. Studioso del fenomeno musicale e culturale degli anni '90 crea Smell Of Grunge, blog e collettivo alternativo che affonda le sue radici nella scena di Seattle, protagonista della rivoluzione musicale più esaltante mai prodotta da una singola città. Collabora... Leggi di più

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