Francesco Andrea Brunale, giornalista pubblicista con una passione sconsiderata per il Napoli Calcio, l’AFC Wimbledon, il Campobasso, l’Olimpia Milano, i Los Angeles Lakers e soprattutto per la musica rock. Collabora da anni con i siti specializzati Suffissocore e Rock – shock. È alla sua terza pubblicazione, dopo Campobasso, una porta per la serie A (2019) e Dischi da 90 (2020), entrambe uscite per la Bertoni Editore.

Ci racconti la gestazione di 99% Crossover
E’ stata una gestazione lunga. Il libro è stato scritto tra il 2022 e il 2023 nei ritagli di tempo. Ho dovuto riascoltare ben 99 dischi, recensirli e trovare storie sulla loro realizzazione da incastonare all’interno delle recensioni. La ricerca è stata molto lunga. Su alcuni dischi sapevo vita morte e miracoli, su altri ho consultato di tutto, con l’obiettivo di rendere la lettura accattivante. Spero di esserci riuscito.
Quando si è davanti a un libro che raccoglie i migliori dischi di un genere, il rischio che il lettore non trovi quello ritenuto per sé fondamentale è alto. Come si pone a riguardo il tuo?
La domanda è interessante. Secondo me, qualsiasi libro che tratti dischi scontenterà sempre qualcuno che, magari, vorrebbe che un album venisse inserito in una classifica a discapito di uno che è stato considerato importante da un autore. E’ il bello e il brutto di questi tipi di libro. Ci sono lettori che ti spiegano i loro punti di vista e questo ti amplifica conoscenza e vedute. Altri che, a volte, ti dicono che non capisci nulla e lì non puoi fare molto. L’educazione non si compra in un giorno. Ad ogni modo ho recensito 99 dischi e ho lasciato alla fine del libro una pagina bianca dove il lettore potrà mettere il suo centesimo album.
In quale momento secondo te, un appassionato di musica può identificare la trasformazione canonica del genere?
Credo che sia sempre un aspetto prettamente personale. E’ molto difficile trovare un momento preciso. Certo, a volte, un genere che era seminale può trasformarsi in mainstream quando un gruppo raccoglie un successo planetario ed allora un certo tipo di sound diventa popolare in tutto il pianeta. Probabilmente, in quel preciso momento, nasce e muore un genere musicale. Almeno io così la penso. In pratica tutti vorremmo che un fenomeno musicale rimanga sempre di nicchia, perché lo desideriamo tutto nostro.
Quali sono i periodi particolarmente fertili che hanno influenzato la scelta dei dischi?
Diciamo che il periodo più cool è quello che va a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Lì il crossover è sbocciato definitivamente e tantissime band si sono presentate al mondo con le loro proposte geniali e, a volte, bizzarre. Certo, c’è anche un lavoro precedente con gruppi seminali che hanno aperto la strada e hanno raccolto poco rispetto ai loro colleghi. Penso ai Bad Brains che erano geniali e stavano cento anni avanti. Ancora oggi in pochi li conoscono, ma a livello artistico sono stati clamorosi e non poco.
Quando e come è avvenuto l’impatto del crossover in Italia?
In Italia le cose arrivano sempre dopo rispetto al resto del mondo. E’ successo con il punk, il grunge, il brit pop e lo stesso si può dire per il crossover. Se proprio vogliamo essere sinceri non sono state tante le band che hanno cercato di fare crossover, genere che prevede un coraggio ed una forza d’animo non indifferenti. Molte volte si è cercato di percorrere strade artistiche più sicure. Ad ogni modo ci sono state band come i Casino Royale che hanno fatto della non banalità il proprio marchio distintivo. Dinamaita è ancora oggi un disco fresco e strepitoso che risente parecchio del crossover americano di fine anni ottanta. Molti gruppi che ci hanno provato sono passati sotto traccia, vedi il Sistema Informativo Massificato che in pochi conoscono e che, invece, meriterebbe un approfondimento non da poco.
Il libro racconta una serie di aneddoti legati alla creazione dei dischi, né conservi uno in particolare?
Credo che i migliori aneddoti riguardino la realizzazione della colonna sonora Judgment Night. Lì ci sono tante storie da leggere. Oppure è bello ritrovarsi a leggere quello che successe ai Faith No More quando si dovettero mettere a lavoro per la realizzazione di King For A Day…Fool For A Lifetime. La storia più assurda riguarda il cantante dei Bad Brains che dovette registrare la sua voce con un telefono mentre era in carcere. Venne chiamato dal produttore che era disperato e che gli disse che mancava la sua voce su un brano. Se lo fece mettere e dall’altra parte della cornetta iniziò a cantarci sopra. Una take e la canzone è finita sul disco. Roba da fantascienza. Poi ci sono anche tante storie tristi. Non mancano le morti da quella di Chester Bennington a quella del leader dei Sublime. La storia del rock, purtroppo, è zeppa di tragedie.
Tra i nomi celebri analizzati, come Fishbone, Faith No More, Living Colour, Beastie Boys, Cypress Hill e tanti altri, a quale band ti senti particolarmente legato?
I Faith No More sono imprescindibili nella mia vita. Stessa cosa potrei dire per i Living Colour e i Fishbone. Se proprio dovessi nominare un gruppo che in pochi conoscono, allora io ti dico 24-7 Spyz. Loro avrebbero meritato un successo planetario, ma rimangono confinati negli artisti di nicchia che in pochi conoscono. Forse è meglio così, ma la loro discografia rimane spaziale.
Consiglia ai lettori tre dischi per capire il genere
Il primo dei Rage Against The Machine è un caposaldo del genere. Poi Time’s Up dei Living Colour, un inno all’eterogeneità e alla classe. Infine, la colonna sonora di Judgment Night va presa, ascoltata e ammirata come poche cose al mondo. Ci sono accoppiate tra il mondo alternative/crossover e rap da far tremare i polsi. Penso ai Pearl Jam con i Cypress Hill. Gli anni novanta sono stati meravigliosi. Un arricchimento culturale senza precedenti. Sono stato fortunato a viverli in prima persona e non si tratta di un discorso da boomer.
Il punk sta a Londra come il Grunge a Seattle, c’è una città in particolare in cui il crossover sì è particolarmente sviluppato?
Credo che a fine anni ottanta/novanta San Francisco sia stata la culla del crossover. Tra Primus, Faith No More, Limbomaniacs ed altri non ci si poteva praticamente annoiare. Credo proprio che la California sia stata molto produttiva in tal senso.
Nel salutarti, su cosa concentrerai la prossima scrittura
Spero su qualcosa che non abbia mai fatto nessuno. Il problema è trovare ispirazione, tempo e voglia. Senza uno di questi ingredienti, preferisco stare fermo e leggere libri ed ascoltare musica.
Bertoni Editore
Crossover 99%” è un lunghissimo viaggio all’interno della contaminazione. In questo libro sono stati recensiti ben novantanove album appartenenti ad un genere così vasto come il crossover. La fusione di generi, malvista da molti puristi, è, invece, una vera e propria miniera d’oro, perché consente di scoprire tante sfaccettature di una stessa medaglia (la Musica). L’incontro di generi, anche tra i più disparati tra loro, è stato fondamentale per la genesi di veri e propri capolavori che sono diventati immortali ed hanno resistito al normale passare del tempo. Dai Living Colour, ai Beastie Boys, passando per i Faith No More sino ai seminali Fishbone, si è cercato di analizzare degli album che hanno lasciato il segno nella storia della musica. Ci sono all’interno del libro anche tanti nomi sconosciuti al grande pubblico e l’obiettivo di questo testo è proprio quello di (ri)scoprire la bravura di artisti che non hanno avuto la fortuna di diventare famosi e che sono rimasti circoscritti nel limbo di un dorato anonimato.
Giacomo Graziano
Appassionato di musica, siciliano classe 1976. Cresce a dischi e concerti rock con l'adorazione per la batteria che coltiva fin da bambino. Studioso del fenomeno musicale e culturale degli anni '90 crea Smell Of Grunge, blog e collettivo alternativo che affonda le sue radici nella scena di Seattle, protagonista della rivoluzione musicale più esaltante mai prodotta da una singola città. Collabora... Leggi di più
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