GIACOMO GRAZIANO

Dopo una lunga militanza da musicista, come cantante degli Exile, nel 1989, Gianni Della Cioppa entra nel mondo del giornalismo musicale collaborando per le riviste Metal Shock, Flash e Tuttifrutti. A soli due anni di distanza, per la Kaos Edizioni pubblica il suo primo libro “HARD ROCK/HEAVY METAL 133 TOP ALBUM”, accolto favorevolmente dalla critica e dai lettori, e in pochi mesi esaurisce la prima tiratura di 2500 copie. Nello stesso anno contribuisce all’enciclopedia a fascicoli, destinata alle edicole, della De Agostini “IL GRANDE ROCK”.
Ciao Gianni, viene subito da chiederti, qual è stata la prima band a farti innamorare del rock?
La musica è entrata nella mia vita da bambino, potrei dirti a 4 anni quando i miei genitori ascoltavano i 45 giri di Gianni Morandi e Rita Pavone nel giradischi incorporato sopra la radio a valvole. Ma se parliamo di rock direi intorno ai 7-8 anni, con i Deep Purple che ascoltava mio zio Giannino, che per me era un fratello maggiore, perché aveva pochi anni più di me. Mentre lavava la sua 500 nera nel cortile della fattoria dei miei nonni, siamo ad inizio anni ’70, mi chiedeva di girare la cassetta di “In Rock” e “Made In Japan” ed io mi sentivo così orgoglioso di essere utile. In questo modo ho scoperto tanti gruppi: Jethro Tull, Genesis, ma anche giganti italiani come PFM, BMS, New Trolls, Edoardo Bennato… Mondi diversi che sono entrati nella mia vita come emozioni indelebili. Ed è qui che ho imparato a non avere steccati stilistici.
Ci racconti come hai iniziato a scrivere e collaborare con riviste del settore?
Sono partito dal giornalino della chiesa, pensa a fine anni ’70 scrivevo di Led Zeppelin e Kiss, poi è arrivato il metal e accanto alle preghiere e agli appuntamenti settimanali della parrocchia, c’erano le mie recensioni di Iron Maiden, Saxon e compagnia. E la cosa incredibile è che anche gli adulti erano felici, perché, parole loro: i ragazzi devono essere liberi di esprimersi. Poi sono arrivate le fanzine (Metal Thunder, Headbangin’) e nel 1989 la chiamata a Metal Shock. Le cose andarono così: ai concerti milanesi di quegli anni scambiavo sempre impressioni e pareri con vari giornalisti, tra cui Beppe Riva, il maestro assoluto di tutte le penne had&heavy italiane. Avevo conosciuto Beppe nei primi anni ‘80 nella mia Verona in occasione di concerti di band italiane (Death SS, Steel Crown, Crying Steel, Spitfire…), che avevo organizzato con amici. Tieni presente che anch’io avevo una band, gli Exile, quindi ero del tutto dentro la scena metal italiana nascente del periodo. In uno di questi incontri milanesi, Beppe mi chiede se mi interessava collaborare con Metal Shock. Credevo di svenire. Io ero un lettore innamorato di quella rivista e pensare di scriverci, mi faceva tremare le gambe. Tra coraggio ed incoscienza ho provato ed è andata bene. Il primo articolo, per la rubrica “Shock Relics” è uscito nel febbraio 1989 (Gene Simmons in copertina!!), ed è iniziata così questa lunga avventura di scribacchino. Voglio solo aggiungere che avevo 26 anni e non ero sicuro di essere all’altezza, nonostante a casa avessi già migliaia di dischi e letto l’impossibile tra riviste e libri musicali. È questa la differenza tra ieri e l’epoca dei siti e dei social, oggi chiunque pontifica senza filtri e il rischio di informazioni errate o semplicemente inutili si è moltiplicato all’infinito. Io mi sono preso le mie belle lavate di capo per qualche cazzata fatta, e ti assicuro che impari a fare le tue verifiche. Oggi tutti scrivono, ma nessuno controlla. E c’è un livello spesso alto di esposizione e lessico e di cura della grafica, ma povero di contenuti.

Nel 1994 presenta e conduce, presso l’Accademia di Musica Moderna “IL ROCK È ARTE”, otto incontri attraverso i quali viene visitata la storia del rock, dagli albori del blues alle ultime tendenze. Dal 1996 è uno dei fondatori della rivista musicale Psycho!, con cui collabora fino alla chiusura, nell’aprile del 2005.
Cosa innesca il tuo processo creativo e come prende vita un progetto?
Se parli di pezzi per le riviste, le idee possono arrivare dalla redazione e tu dai il contributo per quello che ti compete e conosci, altre volte proponi idee e speri che vengano accettate. Per quanto riguarda i libri, è una cosa naturale, le idee arrivano da sole, ho cuore e cervello sempre in movimento. La mia compagna mi dice: “Tu sei musica anche quando dormi, la tua mente è sempre in movimento”.
Negli anni hai recensito migliaia di dischi, puoi dirci tre album imprescindibili per te e perché?
Questa è una domanda che può avere mille risposte, perché tutto può cambiare per l’umore, il periodo e le tue esperienze del momento. Comunque oggi, anzi in questo momento ti dico “Physical Graffiti” dei Led Zeppelin, “Loveless” dei My Bloody Valentine e “Grace” di Jeff Buckley.
Nel 1996 fonda la rivista Andromeda che dirige per dodici numeri, raccogliendo notevoli consensi per lo spirito retrospettivo e critico. Dal 1998 collabora con il prestigioso settimanale di musica, cinema e libri Il Mucchio Selvaggio.

Andromeda n.1: 1991, l’ultima rivoluzione del rock in 110 dischi.
(copia esaurita da tempo, nel caso in cui arrivino tante richieste direttamente all’account messanger personale di Gianni, potrebbe nascere l’idea di una ristampa. Quindi non siate timidi e scrivete!)
Oltre la musica, quali passioni coltivi?
Sono innamorato del cinema, anzi il cinema è stato il mio primo vero amore. Da sempre guardo tantissimi film, ho migliaia di dvd, oltre ai soliti abbonamenti alle piattaforme, in cui si scopre qualche cosa interessante, ma troppo spesso sono pieni di titoli mediocri. Spero capiscano che è importante curare anche il catalogo, dalla commedia al cinema d’autore. E mi sembra che si stiano muovendo in questa direzione. Speriamo che sia proprio così.
Puoi citarci tre film da vedere assolutamente nella vita.
Voglio andare un po’ controcorrente e ti dico qualche titolo più vicino a noi, rispetto a classici che naturalmente meriterebbero tutti il podio. Quindi “Emilia Pérez” di Jacques Audiard del 2024, un film attuale, girato con modernità e di una bellezza sconvolgente, “L’uomo in più” del 2001, il debutto di Paolo Sorrentino, pochi mezzi, ma grande cinema e storia pazzesca. E chiudo con “Parasite” del 2019 del maestro a Bong Joon-ho, un film sudcoreano molto premiato e con merito, strano, assurdo, ma che dimostra che ci sono ancora tanti modi di raccontare storie. Ma come puoi immaginare dovrei citare almeno 300 titoli o forse 3000. Ma mi raccomando non perdetevi un solo film di David Lynch e David Cronenberg. Aggiungo tre serie TV per me clamorose, “Twin Peaks” e “Lost” note a tutti e “Dark” di qualche anno fa, che mi ha veramente spiazzato e coinvolto.
Dal 1999 dirige l’etichetta discografica Andromeda Relix, il cui scopo è quello di ristampare dischi dimenticati e dare visibilità ai gruppi nuovi che mantengono intatto lo spirito tradizionale del rock.
Tra i tanti tuoi progetti che mi hanno sempre incuriosito c’é Andromeda Relix, ce ne vuoi parlare?

L’etichetta nasce da un’idea condivisa con il mio fratello di vita Massimo Bettinazzi. L’idea era di ristampare dischi da culto, ma presto siamo passati all’attualità, dimostrando zero abilità negli affari, visto che funzionano solo ristampe e nostalgia. Il nostro catalogo, ad oggi, è di circa 140 titoli, credo che abbiamo offerto la possibilità al pubblico di ascoltare molte cose veramente interessanti, dischi fuori dalle mode ed infatti la vera soddisfazione è che i titoli Andromeda Relix durano per sempre e anche chi li scopre decenni dopo li ama. Purtroppo le condizioni del mercato sono oramai collassate, il formato fisico è di fatto morto e quindi si finisce con il soddisfare la nostra passione e di pochi eroici fan. Ma questo non basta per tenere viva una struttura, le vendite sono ridotte allo zero e quindi la domanda la faccio io: quanto andremo avanti? Non lo so, ma è evidente che dopo 26 anni si può anche valutare di dire “Thank you and goodnight”.
Nel 2000 contribuisce con numerose schede, al terzo volume dell’ “Enciclopedia della Musica Rock” della Giunti e nel 2002 al volume unico “LA STORIA DEL ROCK”, pubblicato dalla stessa casa editrice. Dal marzo 2003 è uno dei redattori della rivista Classix!, un bimestrale di critica e storia del rock. Nello stesso anno collabora con varie schede alla stesura del libro “100 DISCHI IDEALI HR E HM” della Editori Riuniti.
Quanto conta la tecnica rispetto all’emozioni nell’esprimere autenticamente la propria musica?
Ci deve essere il giusto equilibrio, ma la passione non deve MAI mancare. Se io mi accorgessi di scrivere come un robot chiuderei la faccenda immediatamente. Questo però non deve far perdere la voglia di crescere e di migliorarsi. Sinceramente sul web, non solo nella musica, ma anche nel giornalismo generico, vedo troppi pezzi fatto con lo spirito “Buona la prima”. È triste, preoccupante e diseducativo. Non entro nemmeno nel merito dell’arte creata dalla AI, per non bestemmiare… ah ah.
Quando non ascolti metal, cosa gira nel tuo giradischi?
Guarda io mi porto addosso questa bellissima medaglia di critico metal, ma in realtà io (l’avrai capito nelle mie risposte), vengo da una generazione dove si ascoltava di tutto. La mia infanzia e adolescenza sono state contraddistinte dai Deep Purple, ma anche Francesco Guccini, dagli Yes ma anche Mia Martini. Poi diciamo 1980-1988 il metal è stato al centro della mia vita, ma in genere ascolto veramente di tutto. Quasi di tutto, cose tipo musica latinoamericana e trap proprio non riesco a trovare empatia, a dire il vero anche la musica balcanica mi stanca dopo due ascolti. Ma come critico ho imparato a scindere il mio gusto personale dalla qualità.
Nel 2004 è nello staff che ha scritto il volume di oltre 1300 pagine “24.000 DISCHI”, enciclopedia del Rock curata dalla Baldini & Castoldi, pubblicato alla fine dell’anno.
Essendo il nostro, un blog che parla di grunge, ti chiedo quale sia il tuo rapporto col genere e se hai una band in particolare che fa tuttora parte dei tuoi ascolti.
Ho amato il grunge dal primo momento, sono stato uno dei primi a scriverne sulle riviste metal, procurandomi anche astio di colleghi e lettori. Ma non mi sono arreso. Ero del tutto calato nel momento e consapevole che era in atto in qualche modo una rivoluzione. Ho avuto la fortuna di vedere Soundgarden, Alice In Chains ed altre band agli esordi!! Inoltre mi sono sempre battuto (e continuo a farlo) contro chi dice che il grunge ha fatto morire l’arena rock (glam, street, hair etc), che invece si è suicidato per una sovrapproduzione tutta uguale. Inoltre il grunge è arrivato anche come momento culturale e generazionale, ma chi guarda solo al gusto personale non vuole ascoltare e preferisce trovare nemici. Una band? Sarò banale, ma per me i Soundgarden sono avanti a tutti per distacco e quindi puoi capire che la morte di Chris Cornell mi ha travolto come un lutto intimo.
Credi sia possibile in futuro il ripetersi di una scena musicale come accade a Londra con il punk o a Seattle con il grunge?
Non credo che possano esserci movimenti così aggregativi come quelli che hai citato. Oggi la società si muove sui social ed è tutto infinitesimamente spezzettato. Ci sono centinaia di micro culture e sottoculture, ma niente che possa creare un unico movimento che abbia anche peso culturale così geograficamente vasto. Non voglio apparire scontato, ma i social permettono a tutti di esprimersi, bello e molto democratico, ma questo crea sottofasce di appassionati che seguono il proprio referente e basta. Inoltre, diciamolo senza paura, la musica non ha più il potere aggregativo e comunicativo di un tempo. Oggi è un sottofondo tra viaggi, camminate e attese in fila, tutto viene vissuto senza emozione, nascosti da cuffie e auricolari, con facce senza espressioni. E anche i concerti, sono pieni solo quelli dei grandi nomi, spesso arrivati in cima grazie a TikTok o campagne promozionali enormi. Cambierà? Forse, ma dubito che riusciremo a vedere qualcosa di simile al punk, al pop ’80, al primo metal, al grunge o se vuoi anche al nu metal, che comunque, almeno negli Stati Uniti, ha avuto, ad inizio millennio, un impatto enorme.
Nel 2005 per l’Andromeda Relix Edizioni, pubblica il libro “ITALIAN METAL LEGION” (la seconda edizione aggiornata e revisionata è uscita nel luglio 2009 per la QuiEdit). Nell’aprile 2005 parte il suo progetto “LA STORIA DEL ROCK”, quattro incontri, dove con l’aiuto di filmati, ascolti e testimonianze, racconta i momenti significativi di 50 anni di musica rock.


A proposito di Italian Metal Legion, tu sei stato un pioniere del giornalismo metal italiano, il libro è la guida definitiva di un’epoca che ricostruisce vita e discografia delle band che hanno professato il metal nella nostra penisola negli anni ’80 (con accenni anche a gruppi importanti degli anni ’90) ti chiedo, in che acque naviga l’attuale scena mondiale e in particolar modo quella italiana?
Il metal è rimasto uno degli ultimi baluardi di musica a cui ci si approccia con passione e non è un caso che molti sono anche musicisti, perché amano davvero questa musica. Naturalmente anche nel metal ci sono mode e modarelle, ma di fondo vedo molta più spontaneità di tante altre musiche, anche definite alternative. Come sta oggi il metal? Direi benissimo, ci sono tanti generi, tantissime band di valore, ognuno può scegliere cosa ascoltare, vecchi eroi e nuovi protagonisti convivono insieme. Oggi ogni tipo di fan può trovare cose da apprezzare, AOR, hard, classic metal, nu, hardcore, prog, pomp… c’è veramente di tutto. Certo anche qui vince sempre l’effetto nostalgia, anche se vedo che lentamente un certo cambio generazionale c’è. Magari io non apprezzo certi suoni nuovi ma, ripeto, il mio gusto non conta, è il movimento che deve andare avanti, non quello che piace a me.
Restando al libro, quale band secondo te avrebbe meritato di raggiungere le luci della ribalta?
Se parliamo di qualità, è inevitabile che nomi come Vanadium, Strana Officina, Vanexa, Dark Quarterer, Crying Steel, Skanners, Sabotage, Domine, Labyrinth avrebbero meritato ben altra esposizione e di resistere negli anni. Ma la qualità è solo uno degli elementi, poi serve tenacia, manager, stampa e soprattutto un pubblico che stia dalla tua parte. Gli italiani, dispiace dirlo, ma è così, sono fondamentalmente esterofili, anche nella musica, e non hanno mai dato un reale supporto fino in fondo al nostro metal, impedendogli di crescere. Non è un caso che Lacuna Coil, Rhapsody (Of Fire), per fare due nomi, si siano guadagnati il successo puntando sull’estero. Naturalmente anche i Death SS dovrebbero essere idolatrati in tutto il mondo, perché sono stati i primi in tante cose, ma almeno in Italia, va detto, hanno un seguito ampio e fedele.

Nel 2006 si dedica anche all’aggiornamento dell’enciclopedia rock “24.000 DISCHI”. Nel 2010 aggiorna il volume “HM, I MODERNI” ed elabora il nuovo “HM- I CONTEMPORANEI”, entrambi in uscita per Giunti Editore. Il 2011 lo vede protagonista di due importanti pubblicazioni, sempre per Giunti esce “HM – IL GRANDE LIBRO DELL’HEAVY METAL”, un volume che in 240 pagine racconta con schede, recensioni e discografie ed una ricca parte fotografica, la storia di questa musica.
Nel grande libro dell’heavy metal è presente anche la fiorente e spesso criticata scena dell’hair metal, alle soglie dei novanta, il grunge spazzo’ via alcuni generi musicali, imponendosi dall’underground alle classiche mainstream. Quali sono secondo te, le date significative di confine nel rock?
Guarda la cosa è semplice, e naturalmente non lo dico io, ma la storia. Ogni genere musicale ha un arco di estensione che dura 5 anni, poi viene sostituito. Ma questo succede in modo naturale, arriva una nuova generazione, cambiano i gusti e le condizioni culturali. Rock’n’roll, beat, cantautori/folk, psichedelia, prog, hard, punk, new wave, disco music, pop, hair metal, grunge, nu metal, britpop… e naturalmente tutti i sottogeneri meno noti, ma ugualmente fondamentali. Chiaramente quando arriva un nuovo movimento, il precedente non sparisce, va nelle retrovie e vivrà in futuro momenti legati al reflusso e alla nostalgia più o meno importanti. Nessun delitto, solo ricambio naturale. E per fortuna, aggiungo io.
Per Crac Edizioni firma “STEVE SYLVESTER, IL NEGROMANTE DEL ROCK”, la storia dei primi anni dei Death SS e del loro carismatico leader. Un’autentica discesa all’inferno, mentre nel dicembre del 2012 esce “VA PENSIERO, 30 ANNI DI ROCK E METAL IN ITALIANO”, con la prefazione di Omar Pedrini.


Sei uno dei giornalisti musicali più prolifici in Italia, durante il lungo percorso hai incontrato tante personalità, c’è n’è una in particolare che ha lasciato in te un ricordo indelebile?
Ho incontrato Glenn Hughes nel 1994, quando stava tornando definitivamente, dopo anni di incertezza. Era un artista che si stava scoprendo o forse riscoprendo uomo, è stato emozionante sentirlo dire che voleva donare la sua arte ai suoi fan, che lo hanno sempre amato, anche quando viveva in cattive acque. Mi è sembrato un uomo senza maschera e, credimi, non è una cosa facile per chi raggiunge certe vette di notorietà. In Italia potrei dirti Steve Sylvester appunto, cultura e riservatezza, ma anche un’ironia che pochi conoscono. Poi Omar Pedrini, persona vera come poche in questo ambiente. E naturalmente Paolo Benvegnù (ex Scisma), che ci ha lasciati un anno fa circa. La sua morte ha scatenato un’ondata di emozione enorme, ho visto gente piangere come avesse perso un padre, un fratello, un amico intimo. E allora capisci che Paolo era entrato nei cuori di tutti, anzi è ancora nei cuori di tutti noi.
Nel 2016 pubblica I 100 migliori dischi Hard Rock. 1968-1979 L’epoca d’oro” pubblicato dalla Tsunami. Due anni dopo completa la selezione con il libro I 100 migliori dischi Hard Rock. 1980-2015 Gli anni di bronzo. Sempre per Tsunami. Nella prima parte del 2020 escono la ristampa aggiornata de Il Negormante del rock – Le origini dei Death SS, con un nuovo apparato fotografico e La storia dei Death SS – 1987-2020, con cui si completa la storia del cantante Steve Sylvester e della sua band horror metal, famosa in tutto il mondo.


Se potessi intervistare un artista di qualsiasi momento storico chi incontreresti? Quali domande gli faresti?
Credo Jimi Hendrix e gli chiederei semplicemente di raccontarmi di Woodstock e come mai metà gente lo abbandonò, facendolo suonare davanti a poche persone, lui che era il più grande di tutti e non se lo meritava, anche se tutti liquidano la cosa dicendo che era lunediì mattina. OK, ma se vai a Woodstock non puoi andartene prima di Jimi Hhendrix perché si è fatto tardi… E poi Brian Wilson dei Beach Boys, vorrei sapere tutto della California dei primi anni ’60 da uno che c’era e l’ha vissuta come artista e uomo.
Nel 2023, nel giorno del suo sessantesimo compleanno per QuiEdit esce “La musica fa 60!”, un libro in cui racconta aneddoti e storie legate alle scoperte degli artisti e dei gruppi che hanno segnato la sua vita di ascoltatore e di critico musicale.
Lo streaming ha stravolto totalmente le modalità di ascolto, divenute distratte e frammentate. Tu da diversi anni porti avanti una serie di incontri, in scuole, università, circoli culturali e biblioteche in giro per l’Italia, per informare e documentare i percorsi della storia del rock e del business musicale. Spiegaci quanto è importante oggi trasmettere ai giovani la passione per la musica.
Non è importante, è FONDAMENTALE. Purtroppo oggi i giovani sono abbandonati a loro stessi, conoscono poche modalità di apprendimento, perché nessuno gli dice che c’è un filo logico in tutto, anche nella musica. Purtroppo i social ci riempiono di curiosità, ma raccontano solo pezzetti di storie per strappare il sorriso. Per esempio oggi magari un ragazzino conosce la storiella dei M&M’s marroni nel contratto dei Van Halen, ma non conosce niente dei Van Halen o al massimo ha sentito qualche brano nelle playlist digitali. Siamo tra l’assurdo e il surreale. Ecco perché curo anche la fanzine Andromeda (su FB: Andromeda fanzine), in cui propongo in ogni numero 111 dischi di un genere o di un movimento e il sito www.backinrock.it (Su Facebook e Instagram: backinrockit) dove, con uno staff preparato, cerchiamo di parlare di novità discografiche, ristampe, concerti e approfondimenti vari. Se ti lamenti che una volta era meglio, devi fare qualcosa di concreto per migliorare le cose, sennò stai zitto.
Grazie per la tua disponibilità. Prima di salutarti ti chiedo se dobbiamo aspettarci qualcosa nei prossimi mesi, se hai progetti a cui stai lavorando?
Sono io che ringrazio te per l’opportunità e per la passione con cui ti dedichi al progetto “Smell Of Grunge”, in fondo siamo dalla stessa parte della barricata. Per risponderti: si, ho nuovi progetti, in primavera uscirà un libro per Bertoni Editore, si tratta di “Born Again? 88 dischi alieni di band famose” scritto con l’amico Francesco Brunale, poi ho vari progetti a cui ho contributo che sono in evoluzione e due libri sulla linea di partenza, devo decidere a quale dei due dare priorità. Ma per tutte le informazioni vi invito a seguirmi sulle mie pagine social Facebook e Instagram, mi trovate semplicemente come Gianni della Cioppa. Grazie ancora Giacomo e un saluto a tutti gli amici di “Smell Of Grunge”. E come dico sempre: ALL FOR THE LOVE OF ROCK AND ROLL!
Ciao Gianni, a presto e buon cammino!
Giacomo Graziano
Appassionato di musica, siciliano classe 1976. Cresce a dischi e concerti rock con l'adorazione per la batteria che coltiva fin da bambino. Studioso del fenomeno musicale e culturale degli anni '90 crea Smell Of Grunge, blog e collettivo alternativo che affonda le sue radici nella scena di Seattle, protagonista della rivoluzione musicale più esaltante mai prodotta da una singola città. Collabora... Leggi di più
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