
Spinto da un lancio promozionale senza precedenti per la band, il 21 maggio del 1996, negli scaffali dei negozi di dischi appare il quinto lavoro in studio dei Soundgarden “Down on the Upside”, un capolavoro sottovalutato vissuto sempre troppo all’ombra del suo predecessore.
Composto da brani accumulati durante i lunghi tour nel 1995, musicalmente è l’album più variegato scritto dai quattro, segnato da vibrazioni negative durante la sua gestazione a causa dei contrasti stilistici fra Chris Cornell ed il chitarrista Kim Thayil, con quest’ultimo deciso a voler proseguire la strada che aveva reso celebre il sound della band, mentre il primo orientato verso un ammorbidimento acustico.
Scesi a compromessi, Thayil firmerà l’unico contributo dell’album con “Never the Machine Forever“, nata da una jam session con il collega di Seattle Greg Gilmore e annoverato nelle note di copertina, mentre Adam Kasper, già assistente fonico in Superunknown, guida le sessioni di registrazione che si tengono in due complessi differenti di Seattle, i Bad Animals e i Litho Studios del chitarrista dei Pearl Jam, Stone Gossard.
L’innovazione sonora debutta al secondo posto della classifica Billboard e nella prima settimana dalla sua uscita, Down on the Upside vende 200.000 copie, questo però, non contribuisce a placare le tensioni che si intensificano ulteriormente in estate durante la partecipazione al Lollapalooza, un’ edizione accusata dalla band di scarso senso comunitario tra artisti, manager e promoter rispetto agli anni passati.
Tuttavia, nonostante le oscillazioni emotive di Cornell che trovano spesso rifugio nell’alcool, le intemperanze di Shepherd divenute oramai costanti e l’arresto di Thayil durato soltanto poche ore a causa di una diatriba con dei fan alticci, la band esibisce performance strepitose durante i tre mesi del festival itinerante, rafforzando la teoria di Shepherd secondo cui “Down on the Upside era l’immagine più accurata di come suonano realmente i Soundgarden”.
Il corposo tour a sostegno dell’album tocca Europa, Stati Uniti e Australia, in Italia, i quattro arrivano a settembre per due date a Bologna e Milano. Gli screzi in casa Soundgarden erano più che una voce di corridoio e l’atmosfera avvilita che staziona attorno al gruppo, si manifesta in particolar modo nella tappa del PalaVobis.
Al termine del passaggio europeo, la band è criticata per mancaza di energia e trasporto, “dopo un certo numero di anni, inizi a sentirti come se stessi recitando” affermera’ in seguito Cornell, divorato dalle costanti pressioni e in discordia con la moglie Susan Silver nonché manager della band, che assume Jim Guerinot, vecchio amico ed ex dirigente A&M Records, nel tentativo di gestire il marito e rendere meno indolore possibile la tappa americana.
Nel mese di dicembre la band, decide di prendersi una pausa prima di affrontare l’ultima fase del tour in terra oceanica accompagnati dal tour manager inglese Steve Wood, ma i crescenti contrasti affiorano anche in Nuova Zelanda e Australia, con Cornell praticamente eclissato in camera sua tutto il giorno e Shepherd che negli ultimi concerti abbandona nervosamente il palco in quel tumulto interiore affine alle atmosfere accorate di “Zero Chance“. Nel brano scritto dal bassista avverti il rammarico che pervade sostanzialmente in tutto l’album, in cui la rassegnazione nei rapporti difficili è messa a dura prova dalle pressioni esterne.
Il destino dei Soundgarden si infrange tra le onde delle Hawaii

La band non ha dato un bello spettacolo di sè in questa tournèe australiana, in più occasioni; come quella del 29 gennaio a Newcastle, quando un Cornell sbronzo a livelli estremi aveva passato gran parte del tempo a insultare la folla.
<<Newcastle è un posto di minchioni fuori di testa>>, aveva solennemente decretato. E poi c’è Spepherd, che ha chiari problemi nella gestione dell’ira.
C’è sempre un momento, nel mezzo di un concerto, in cui, prendendo come scusa qualche malfunzionamento del basso, molla tutto e si fionda in camerino, facendo il dito medio a tutti. Ma c’è un’altra questione a mandarlo su tutte le furie: le conseguenze frivole della popolarità.
Adesso ogni membro del gruppo ha un assistente personale, tutti viaggiano solo in prima classe e alloggiano in alberghi lussuosi, ma lui continua imperterrito a dormire sui pavimenti di qualche Holiday Inn come le opening band e disdegna qualunque dettaglio che lo faccia apparire borghese, così come patisce il fatto di far parte di un gruppo che ha prodotto canzoni di successo.
<<Se dicevi che ti piaceva ‘Black Hole Sun’, ti manifestava tutto il suo disprezzo. Ti sputava addosso e ti provocava>>, dichiara Wood. <<Passavo gran parte del mio tempo facendo di tutto per tenerlo tranquillo, perchè non stava bene. Dovevo tenerlo a bada costantemente>>.
La sera del 9 febbraio 1997, alla Blaisdell Arena di Honolulu (Hawaii), la setlist prevede di aprire con “Spoonman”. Poichè è l’ultima data del tour di Down on the Upside, ci sono molti amici e parenti invitati.
Durante le prove ci sono diversi problemi con il monitor del basso, motivo per cui l’umore di Shepherd è già compromesso. Per la maggior parte del tempo, durante il live, prende a calci le luci a bordo palco e si rivolge in modo offensivo al pubblico e ai compagni di band. Cosa che aveva fatto anche durante qualche data con i Metallica, rischiando di essere preso a schiaffi dalla loro crew.
A Honolulu, la cassa spia smetterà di funzionare del tutto dopo neanche un’ora di set. Quel che accade da questo momento in poi è riportato così dal quotidiano Honolulu Advertiser il giorno seguente:
<< Quando il monitor ha smesso di funzionare sul finale di ‘Blow Up the Outside World’, Ben ha colpito e poi scaraventato a terra il basso, ha fatto il dito medio a Kim per poi lasciare il palco, rifiutando di farvi ritorno per portare a termine il concerto >>
Dunque, Shepherd lascia il palco, e Thayil lo segue a ruota, forse per picchiarlo. Cameron e Cornell, imperterriti, portano a termine la canzone. Da lì a poco, anche loro si dirigeranno in camerino. Ne seguirà una gara a chi sbraita di più, che per poco non finirà in rissa. Cameron e Cornell torneranno quindi sul palco per onorare il set fino alla fine, con ‘Fell on Black Days’ e, a seguire, la cover di ‘Dark Globe (Wouldn’t You Miss Me)’ di Syd Barrett.
Solo loro due. Solo chitarra, voce e batteria.
Il racconto più esaustivo è quello dello stesso Wood, che, per quanto la situazione fosse a rischio, non poteva immaginare un epilogo più spiazzante. Il tour manager racconta che il programma per la serata prevedeva, in origine, un grande party post-concerto presso l’albergo della band, ma che, alla luce di quel che era accaduto, nessuno se la sentiva di festeggiare. <<Tutti avevamo capito di aver appena perso un lavoro>> dice.
<<Tutti tranne Ben, che se ne stava al bar da solo e mi chiedeva dove fossero gli altri. Io gli dissi che erano allo Sheraton Waikiki Beach Resort. Quindi mi chiese dei soldi per prendere un taxi. Arrivato all’albergo, si diresse al bar. “Hey, siete tutti una massa di stronzi”. Questo fu il suo proclama. Dopodichè uscì, rientrò nel taxi che l’aveva aspettato, e se ne andò al suo hotel dall’altra parte dell’isola>>.
Estratto dal libro – Niente Specchi In Camerino – La Storia Dei Soundgarden di Valeria Sgarella
MTV News: Annuncio scioglimento dei Soundgarden
La frustrazione collettiva nei confronti dell’industria musicale finirà per schiacciare quei quattro ragazzi partiti da lontano che presero il nome da un’installazione di Duoglas Hollis chiamata “A Sound Garden” e, a due mesi esatti dalla funesta serata di Honolulu, con un comunicato di poche righe l’ A&M Records annunciò lo scioglimento della band così:
<<Dopo dodici anni insieme, i membri dei Soundgarden hanno deciso di sciogliere il gruppo, di comune accordo e amichevolmente, per perseguire altri interessi. Non ci sono al momento informazioni circa eventuali futuri progetti dei membri della band>>
Con i Pearl Jam impegnati nella loro battaglia contro il colosso dei biglietti “Ticketmaster” e gli Alice In Chains divorati dalle dipendenze di Layne Staley, la scena alternativa cercava la sua ricollocazione post Nirvana nel mondo. Ai Soundgarden, con l’uscita di “Down on the Upside” restavano solo due possibilità per confermare lo status di ultimi alfieri di Seattle, ovvero elevarsi o disgregarsi, e infine, fecero entrambi le cose.
Soundgarden – Blow Up The Outside World
Giacomo Graziano
Appassionato di musica, siciliano classe 1976. Cresce a dischi e concerti rock con l'adorazione per la batteria che coltiva fin da bambino. Studioso del fenomeno musicale e culturale degli anni '90 crea Smell Of Grunge, blog e collettivo alternativo che affonda le sue radici nella scena di Seattle, protagonista della rivoluzione musicale più esaltante mai prodotta da una singola città. Collabora... Leggi di più
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